isola di pantelleria

 

Grazie alla felice posizione geografica tra la costa siciliana e quella nordafricana, l’isola, considerata la perla nera del Mare Mediterraneo per la sua origine vulcanica, fu un punto di riferimento delle rotte fin dall’età preistorica. Il successivo ruolo strategico e militare è evidenziato dalle importanti presenze archeologiche soprattutto di epoca tardo-classica, note già dalla fine dell’Ottocento grazie all’opera di Francesco Saverio Cavallari e Paolo Orsi. In particolare a quest’ultimo si deve una fondamentale analisi dei dati relativi ai siti archeologici (Mursia e Cimillia, Santa Teresa e San Marco, Lago di Venere, Scauri) oggetto degli attuali interventi di ricerca archeologica.

ACROPOLI - San marco

 

Acropoli, area dei Sesi ed esposizione temporanea del Museo Civico di Barbacane.

L’Acropoli di Pantelleria, con funzione principalmente residenziale, sorse sulle colline di San Marco e Santa Teresa, punto strategico per il controllo dell’isola e dell’area portuale. Oggi si conservano ancora i resti di elementi urbanistici di epoca punica e romana, parte della cinta muraria e del sistema di terrazzamento con funzione difensiva. Si conservano anche le evidenze archeologiche dell’assetto urbano successivo all’occupazione romana, strutture monumentali. D’età imperiale sono stati rinvenuti frammenti scultorei, i tre celebri ritratti di Cesare, Antonia Minore e Tito. Nella c.d. Area dei Sesi, nella zona di Mursia e Cimillia, in una posizione strategica per il commercio fra la Sicilia ed il continente africano, si conservano costruzioni megalitiche risalenti a circa 5000 anni fa, epoca in cui vi si stanziava un popolo di origine africana lasciando le tracce del proprio insediamento, un villaggio con piccole abitazioni e un sistema murario difensivo. All’interno dell’edificio bizantino di Castello Barbacane sono custodite le teste imperiali, scoperte nei primi anni del XXI secolo, durante scavi di natura edile. Si tratta di sculture in marmo, due maschili e una femminile, risalenti al I secolo d.C., rinvenute nell'isola di Pantelleria Si tratta di "ritratti imperiali" che raffigurano Giulio Cesare, l'imperatore Tito e Agrippina.

 

MISSIONE DI RICERCA SULL’ACROPOLI DI SANTA TERESA/ SAN MARCO, PANTELLERIA (TP)

CAMPAGNE DI SCAVO 2021.

 

Come è noto il Parco coordina le campagne di ricerca di tutti i luoghi della cultura a partire dall'area monumentale di Selinunte, con molteplici collaborazioni di università nazionali e internazionali. La missione archeologica dell’Institut für Klassische Archäologie dell’Università di Tübingen lavora ormai da numerosi anni sul complesso collinare di Santa Teresa/San Marco a Pantelleria (TP), nell’area dell’antica città di Cossyra. Gli obiettivi principali per le campagne 2016-2018 (e per le successive) rientrano nell’ambito di un progetto di ricerca pluriennale recentemente finanziato dalla DFG, principale istituto di ricerca tedesco: lo studio delle fortificazioni e della piazza forense. Per tali motivi le indagini si sono focalizzate, nel corso dell’ultimo biennio, su sei distinti saggi di scavo: rispettivamente, i saggi III (campagna 2018) e XVI (2017-2018) hanno riguardato tratti nevralgici del sistema difensivo; il saggio XIX (2016-2018) uno dei principali tratti viari del colle che collegava il foro con l’acropoli e gli edifici attigui; il saggio V/XVI (2016-2018) l’angolo occidentale del foro interessato anch’esso da un precedente tratto di fortificazione e parte del portico occidentale; il saggio XX (2016-2018) la terrazza principale del foro ed il suo sviluppo verso S-W; è stato inoltre operato un nuovo e limitato sondaggio nell’area settentrionale del foro, all’interno del saggio V (2018)

 

Gruppo Scientifico di ricerca Università di Thubinghen

Thomas Schäfer, Frerich Schön, Stefano Cespa, Kai Riehle, Hanni Töpfer, Chiara Rizzo

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Il villaggio dell'età del Bronzo (1750-1450 a.C.) di Mursia

 

villaggio di Mursía (1900-1700 a.C.), ubicato nella costa Nord-Occidentale. Il suo eccezionale stato di conservazione permette di comprendere com'era costituito il villaggio: affacciato sul mare, era delimitato da un possente muro di cinta e all'interno arcaiche abitazioni, simili a capanne; adiacente al villaggio fortificato c'è la necropoli, la città dei morti, con più di cinquanta sési, tombe costruite in pietra a forma di cupola. Gli antichi abitanti vivevano di agricoltura e pastorizia, avevano molte affinità culturali con i vicini popoli del Nord Africa, a causa degli intensi scambi commerciali che intrattenevano con questi e non solo: infatti, la popolazione basava il suo sviluppo sull'esportazione dell'ossidiana e sono state trovate ceramiche importate dall'Egeo e oggetti d'origine egiziana e del Mediterraneo sud-orientale.

 

L’abitato e la necropoli monumentale dell'età del Bronzo di Mursia costituiscono uno dei complessi archeologici più importanti e meglio conservati del Mediterraneo centrale. L'abitato di ca. 1 ettaro, delimitato da un poderoso muro di fortificazione e le tombe a tumulo sono la testimonianza di una società complessa che ha caratterizzato il popolamento dell'isola e che si è inserita nel sistema di relazioni e scambi tra Oriente e Occidente nel II millennio a.C. Il villaggio, noto già alla fine dell' '800 grazie alle ricerche di Paolo Orsi ed indagato con una serie di campagne tra la fine degli anni '60 e i primi anni '70 da Carlo Tozzi, è oggi al centro di ricerche archeologiche a cura della Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Trapani, la Soprintendenza del Mare, l'Università di Bologna e l'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli destinate a trasformare l'area in un parco archeologico tra i più prestigiosi del Mediterraneo. Il villaggio venne fondato in posizione strategica su un piccolo promontorio roccioso delimitato a nord e a sud da due distinte insenature sfruttate presumibilmente come punti di approdo, al riparo dei venti dominanti. Il promontorio permetteva una difesa naturale del luogo con i versanti verso mare ripidi e scoscesi, mentre quello verso terra sul lato orientale, più esposto e privo di protezione naturale, venne circondato dalla poderosa fortificazione(il cd. Muro alto) di eccezionali dimensioni (lungh. m 200, largh. m10, alt. max. conservata m8).

 

Il settore B si caratterizza come area residenziale, con una prima fase corrispondente alla costruzione di capanne ordinate in file parallele, che mettono in evidenza una precisa progettazione degli spazi.

Le capanne della prima fase sono seminterrate e costruite con muri realizzati con una sola fila di pietre sovrapposte a secco o inframmezzate con poca argilla come legante. Allo spazio interno si accedeva con una scala di ingresso formata da alcuni gradini realizzati con lastre piatte di pietra, Il pavimento è solitamente realizzato con un riporto di limo argilloso ben compattato. La maggior parte delle capanne della Fase 1 ha una destinazione residenziale adatta ad ospitare una famiglia nucleare, con ripartizioni interne indicate da un muretto divisorio, che potrebbero essere lette come spazio destinato alla preparazione dei cibi e all'accantonamento di vari beni, oppure come area utilizzata per il riposo. La fase avanzata del settore (Fase2) è quella più complessa da definire, a causa di continue trasformazioni strutturali che modificano le capanne di primo impianto. In alcuni casi le capanne sono abbandonate, mentre in altri lo spazio viene radicalmente modificato, creando suddivisioni in più ambienti.

 

La fase finale del settore (Fase3) è caratterizzata da un nuovo progetto che adotta una diversa tipologia di capanna e una nuova tecnica costruttiva con muri a doppio paramento di maggiore spessore. Le capanne, sono di forma ovale allargata ed hanno una maggiore dimensione con il pavimento alla stessa quota del piano esterno. Nel settore B sono riconoscibili almeno tre grandi capanne ovali e diverse strutture accessorie esterne, tra cui un ambiente a pianta rettangolare. La Fase 3 indicherebbe una vera e propria ristrutturazione non solo architettonica, ma probabilmente sociale, con aggregazioni più ampie e consolidate, riconoscibili nelle grandi capanne forse all'interno di aree con più strutture e spazi aperti. Nella Fase 3 aumentano chiaramente gli indicatori degli scambi con l'Egeo e il Mediterraneo orientale testimoniati da oggetti di pregio importati, permettendoci di comprendere l’importante ruolo di Pantelleria nelle rotte nel Mediterraneo Centrale.

 

Le capanne nel settore B hanno una pianta ovale allungata, un unico accesso posto al centro del lato lungo e spesso contrapposto quando le capanne sono addossate una all'altra. Gli ambienti hanno solitamente una destinazione residenziale, con strutture di uso domestico connesso alla preparazione dei cibi: focolari a cista litica, piastre di cottura, realizzate con un compatto strato di argilla disteso su grandi lastre in pietra o su un vespaio di piccoli ciottoli. Frequenti anche altre strutture con funzione di ripostiglio o contenitore, formate da lastre in pietra poste in verticale, a delimitare spazi addossati alle murature.

 

I focolari del tipo a cista litica erano costituiti da una struttura "a cassetta“ formata da 4 lastre posizionate verticalmente con la sommità sporgente sul livello pavimentale. Questo tipo di struttura sembra ottimale per la gestione e il controllo del fuoco. Quando è presente l'associazione con una piastra di cottura, si può ipotizzare che il fuoco vivo venisse accesso all'interno della cista e che solo i carboni ardenti fossero trasferiti sulla piastra per le vere e proprie fasi di cottura degli alimenti. Soprattutto nelle fasi tarde dell’abitato alle piastre di cottura sono associati gli alari, strumenti mobili in terracotta che permettevano di tenere sollevati dalle braci grandi scodelloni o altri recipienti in ceramica. Completa il quadro sulla preparazione degli alimenti l'uso delle coppe di cottura, che costituivano una sorta di fornetto rimovibile sotto al quale cuocere svariati alimenti. Venivano poste direttamente sul piano della piastra e coperte dalle braci o dal fuoco vivo generando una cottura come in un piccolo forno. Gli alimenti potevano essere posti direttamente sul piano della piastra o all'interno di piccoli contenitori come le teglie. All’interno degli ambienti inoltre si ritrovano numerose macine e i cd. vasi litici, mortaio contenitori connessi con la preparazione degli alimenti. A Mursia, sono state individuate inoltre strutture che per la loro forma e caratteristiche potrebbero essere confrontabili con i forni di uso alimentare.

 

Tra le altre tipologie di strutture rinvenute all'interno degli ambienti si segnala il caso particolare, per ora risultato unico, di impianti interpretati come palmenti nella capanna B6 per cui si è ipotizzata la produzione di olio di oliva e/o di lentisco. La capanna fin dalla sua costruzione è destinata ad attività produttive ed è caratterizzata da due spazi simmetrici con due accessi indipendenti e due strutture di palmenti costituiti da vasche in argilla,al centro del quale è posto un vaso litico e da strutture connesse con l’attività di pressatura. I reperti rinvenuti nello scavo sono costituiti prevalentemente da ceramica, prodotta localmente sull’isola con forme e tipologie confrontabili con altri abitati siciliani, Attestata era anche una produzione metallurgica locale ed una manifattura di forme di fusione destinate forse anche all’esportazione.

INSEDIAMENTO ARCHEOLOGICO LAGO DI VENERE

 

Il Lago Specchio di Venere a Pantelleria è ciò che resta di un antico cono vulcanico alimentato da sorgenti termali e dalle piogge. Il livello delle sue acque è di 2 metri s.l.m.con una profondità massima di circa 12 metri e una vasta area del lato Sud  poca profonda è di 50cm circa con un fondo di depositi alluvionali . Vi sono tre sorgenti termali  con temperature che vanno dai 35°C ai 58°C. I fanghi presenti nell’argine del lato Sud-Sud-Ovest sono ricchi di potassio,sodio e zolfo ed altri minerali e sono usati come fanghi di bellezza dai numerosi bagnanti che utilizzano il lago come luogo protetto dai venti e di facile accesso anche ai bambini. Le sue sponde lacustri sono insediate da Schoenoplectus litoralis subsp.thermalis (unica stazione europea) e dal Cyperus laevigatus subsp.laevigatus. Ai margini della strada in terra battuta che percorre la circonferenza vive una specie endemica dell’isola di Pantelleria il Limonium secundirameum, altre piante come il Plantago macrorrhiza , grandi cespugli di lentisco e altre specie erbacee.L’area che circonda il lago è zona protetta ed è tutt’oggi stazione momentanea di numerosissime specie di uccelli (soprattutto quelli acquatici), che migrano dall’Europa all’Africa e viceversa e trovano un’oasi  adatta alla sosta  per lungo tempo (zona ideale per Birdwatching ). Sin dall’antichità ad iniziare dalla preistoria  il lago ha un’attrattiva per la sua unicità tanto che vi edificarono un luogo di culto, rinvenuto dall’archeologo Paolo Orsi nel 1895 . Nel 2001 gli archeologi dell’Università di Bologna iniziano gli scavi portando alla luce i resti di un tempio lacustre che ha quattro fasi di edificazioni che parte già dal Tardo Bronzo sino al periodo romano imperiale. Il lago può essere considerato il luogo più rappresentativo di Pantelleria perché unisce alla sua caratteristica naturalistica anche l’indubbia bellezza  del paesaggio  che lo circonda, che si riflette nelle sue acque tanto da definirlo Specchio di Venere.

 

L’Università di Palermo sezione dell’INGV e l’Università Pierre et Marie Curie di Parigi nella ricerca effettuata al Lago Specchio di Venere di Pantelleria, hanno individuato le stromatoliti (strutture sedimentarie di origine organica generalmente di tipo carbonatico, prodotte da comunità di microrganismi in ambiente lacustre o marino) che  a Pantelleria  sono silicee,  molto rare e che si formano generalmente in ambienti idrotermali con temperature molto alte, invece al Lago Specchio di Venere  si sono formate a bassa temperatura e sono anche attualmente in fase di accrescimento. Questa scoperta unica nel suo genere  permette di studiare  le forme primordiali di vita  che si potrebbero trovare  in altri pianeti.

 

Oltre alle specie vegetali endemiche che vivono nelle sponde del Lago e alle caratteristiche geologiche e geotermiche  tipiche di un ambiente  che è oggi Riserva Naturale Orientata, vi è il Gryllotalpa cossyrensis (da Cossyra antico nome di Pantelleria), che in un’ isola di circa 83 Kmq quale e Pantelleria, il gryllotalpa cossyrensins è presente solamente in un’area di circa 1500 mq in un settore limitato della spiaggia di argilla che circonda il lago Specchio di Venere.È curioso che abbia trovato un’oasi  in cui sviluppare caratteristiche uniche. Il grillo talpa e diffuso in Italia, esiste una specie con ali corte e non sono buone volatrici. Il gryllotalpa con 15 cromosomi presenti in Sicilia, quelli con 16 cromosomi presenti in Sardegna e pianura Padana , quelli con 18 cromosomi presenti in Sardegna e Corsica, con 20 in Liguria e solo il Gryllotalpa cossyrensis ha 23 cromosomi, dovuti al’isolamento totale e l’habitat  limitatissimo. In estate nelle serate in cui i maschi  emettono il classico cri-cri, un’orchestra di richiami amplificati dalla valle in cui si trova il Lago, ma anche perchè scavano  piccole tane a forma di megafono per aumentare la potenza del suono.

il lago di Pantelleria è un lago naturale alimentato dalle piogge e dalle sorgenti termali al suo interno, che raggiungono temperature intorno ai 40°-50° C. Il lago di Pantelleria è un cratere naturale di un antico vulcano in località Bugeber.

scauri

 

Un grande sito archeologico è costituito dall'insediamento tardo-romano di Scauri: questo luogo era abitato già nel III sec. d. C., ma solo nel V sec. divenne uno dei massimi centri produttivi e commerciali del Mediterraneo. Nei fondali del porto è stato trovato un relitto navale con numerosi oggetti in ceramica, a testimonianza della forte attività produttiva e commerciale della pregiata ceramica da fuoco, mentre sulla costa è stato riportato alla luce tutto un intero villaggio di pescatori, fatto di abitazioni e strade abbarbicato sul terrazzamento del luogo.

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